Un bicchiere d’acqua lasciato su un tavolo e una tazzina di caffè appena utilizzata sono diventati il punto di partenza di una nuova fase dell’inchiesta sull’omicidio di Simonetta Cesaroni. A quasi 36 anni dal delitto del 7 agosto 1990, la Procura di Roma ha acquisito in modo riservato campioni biologici appartenenti a persone mai formalmente coinvolte nelle indagini, con l’obiettivo di confrontarne il Dna con le tracce ancora disponibili sui reperti sequestrati negli uffici di via Carlo Poma 2. Un tentativo affidato alle più moderne tecniche di genetica forense per cercare, tra frammenti ormai minimi e deteriorati dal tempo, quell’elemento capace di restituire finalmente un nome all’assassino.
Analizzato il Dna di cinque donne e tre uomini
Secondo le più recenti informazioni provenienti da fonti investigative, sono stati sottoposti a comparazione i profili genetici di otto persone, cinque donne e tre uomini, mai formalmente indagate per l’omicidio. Si tratterebbe di professionisti che…
