Nel Giorno della Memoria, celebrato il 27 gennaio in ricordo delle vittime della Shoah, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato al Quirinale un messaggio netto: la memoria dell’Olocausto resta un dovere “massimo”, che non può essere eroso dal tempo, e diventa ancora più urgente di fronte al ritorno di segnali d’allarme. Il capo dello Stato ha infatti richiamato il “riproporsi e diffondersi” di manifestazioni di razzismo e antisemitismo, definendole un indice di “alta pericolosità” che chiama in causa “una azione rigorosa” delle autorità in tutta l’Unione europea.
“Nella Repubblica non c’è posto”: la linea di principio contro discriminazioni e violenza
Il discorso del presidente si muove lungo un asse che è insieme istituzionale e civile: nella Repubblica italiana, ha scandito, non può esserci spazio per il “veleno dell’odio razziale”, per i germi della discriminazione e per l’antisemitismo che riaffiora “ancora pericolosamente”, né per chi predica violenza o coltiv…
